Lui & Lei
Missione Riviera: Tra Sesso e Sterrati
Lucienk
03.06.2026 |
80 |
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"Anche tu eri bello rigido stanotte, ora com'è a riposo?»
«No, Marilena, non sa cosa sia il riposo..."
Le Langhe erano ormai un ricordo lontano, un preludio di colline morbide e vini corposi che avevamo lasciato alle spalle il giorno prima, risalendo la valle del Tanaro fino a Cuneo. Ora, la realtà era l'aria pungente di Limone Piemonte, che entrava timidamente tra le fessure della finestra della nostra camera d'albergo.Quella notte, il rigore che ci portavamo dietro dal nostro passato nelle forze armate si era sciolto in qualcosa di completamente diverso, come ogni volta che eravamo insieme. Il silenzio della stanza era stato rotto solo dai nostri respiri, dal piacere reciproco, dai contatti, da orgasmi di un’intensità disarmante. Eravamo due veterani che quando erano insieme non avevano barriere, lei una gran femmina. La notte era stata una scoperta lenta e profonda, un modo per riconoscerci oltre la divisa.
Al mattino, la luce filtrava tra le persiane, disegnando lame sottili sul pavimento. Ci siamo preparati in un silenzio intriso di consapevolezza, sorseggiando il caffè mentre fuori il mondo si svegliava. Quando siamo scesi nel parcheggio, l'aria era frizzante, una promessa di giornata intensa. Mi sono avvicinato alla mia Pan America, controllando per l'ultima volta il serraggio degli attacchi: ogni vite, ogni giuntura, ogni dettaglio era al suo posto. Era l’abitudine che mi portavo dietro dai tempi della Folgore, un rigore che non mi abbandonava mai. Claudio, mi dicevo, resta concentrato.
Marilena era poco distante, intenta a sistemare le cinghie sul suo BMW GS. Si muoveva con una postura netta, il modo quasi tattico di verificare ogni aggancio. Anche lei portava addosso i segni di un vissuto simile al mio; bastava uno sguardo per capire che, nonostante la notte trascorsa insieme, la nostra "missione" odierna richiedeva la massima professionalità.
Infilammo i caschi, un gesto sincronizzato. Poi, il ticchettio familiare del Midland BT S2 Pro che si attivava.
«Pronto per la via, Claudio?» la sua voce arrivò nell'interfono, limpida, priva di esitazioni.
Sorrisi. Sentire quella fermezza nella sua voce, dopo le ore trascorse insieme, accese in me una curiosità diversa. Accesi il bicilindrico: il terreno sotto i miei stivali vibrò, un battito che si sincronizzò immediatamente con il battito della mia compagna.
«Sempre, Marilena,» risposi, e la mia voce, filtrata dall'elettronica, suonò più intima di quanto volessi ammettere. «Tu sei pronta?»
«Claudio,» rispose lei con una sfumatura di ironia che captammo entrambi, «non ho mai smesso di essere pronta.»
Misi la prima. Uscimmo da Limone puntando verso il Colle di Tenda. La Via del Sale ci attendeva, un nastro di roccia e storia che si snodava verso il confine, mentre noi, collegati da quel filo invisibile di voce e respiro, eravamo pronti a scrivere il resto della nostra giornata.
Dopo tre ore di guida, la voce di Marilena arrivò nitida: «Claudio, facciamo sosta dopo il tornante, il solito posto tranquillo». Raggiunta la radura, ci fermammo. Mi tolsi il giubbotto, lei, che indossava una tuta intera, abbassò la parte superiore rimanendo con il seno scoperto.
«Ah, occhio che così provochi degli incidenti, Marilena! Se passa qualche motociclista lo distrai», dissi ridendo.
«Ah ah ah, ho ancora un bel seno vero?»
«Stupendo. Poi stanotte i capezzoli che si irrigidivano quando li toccavo con la punta della lingua... mmm, solo a pensarci mi viene voglia di mangiarteli. Anche tu eri bello rigido stanotte, ora com'è a riposo?»
«No, Marilena, non sa cosa sia il riposo. L'unico posto dove vorrebbe riposare è dentro di te in questo momento».
«Mmm, sei insaziabile, Claudio».
Mentre lei era seduta sul masso, mi avvicinai con decisione e lo tirai fuori. «Uhmm, sei un porco, non cambi mai», disse lei con un sorriso di sfida.
«No, è colpa tua che m'incendi. Ricordi in caserma dietro al poligono che scopate?»
«Uhmmm, sì che le ricordo. E quella volta che il militare di guardia per poco non ci becca?»
Mentre con la mano lo accarezzava, «Mmm, che bello duro», poi iniziò a leccarlo, baciarlo, divorarlo. «Mhmmm, sììì, Dio, che lingua, che bocca calda che hai! Mmmm, è la stessa di stanotte, sì, ma ora sei più porca nel succhiare».
Si sollevò, mi baciò con la lingua e si spogliò completamente, salendo sulla moto girata con la schiena al manubrio. «Vieni, sali, prendimi così». Mi spogliai e salii sulla moto; lei mise le sue cosce sulle mie e si prese il membro. «Ohoo, sì, così», cominciò a muoversi per sentirlo tutto, urlandomi di mangiarle il seno. «Mordimi le tette, porco, usami tutta, sììì, porca, ti piace così? Sììì, lo voglio tutto, sììì, daiii, sììì».
Si lasciò andare all'indietro con la testa oltre il manubrio, mentre il membro apriva la sua intimità. Poi, non sazia, si sollevò e si girò dandomi la schiena, stesa sul serbatoio. «Fottimi così, sììì, spaccami tutta, prendila, è tua, sbattimi così, tho, tho! Marilena, sei insaziabile!».
«Sì, scopami, sono la tua porca, dimmi che sono la tua troia!».
«Sììì, lo sei, troia, troia! Ti sborro nella figa! Sei una gatta in calore, sentiti come urli!».
«Sììì, fammi urlare, sììì, godo, Claudio, godo, vengo! Godi con me, sborrami dentro, inondami la figa, sììì!».
«Vengo anch'io, godo, godo, sììì!».
«Tho, ti riempio tutta, sììì!». Si lasciò andare sul serbatoio, con l'intimità che colava sborra tra la sella e il serbatoio.
Il respiro lento della montagna sembrava essersi fermato, testimone di quella scarica. Ci ricomponemmo con la calma di chi sa nascondere un segreto bruciante sotto l'abbigliamento tecnico. Ci sistemammo e, proprio mentre stavo per innestare la prima, un movimento tra i massi poco distanti attirò la mia attenzione. Una coppia di escursionisti era ferma, appoggiata ai bastoncini, con gli sguardi fissi verso di noi. Non c'era dubbio: avevano visto tutto. Marilena, invece di imbarazzarsi, si sistemò il casco con un sorriso sfacciato. Invece di distogliere lo sguardo, la guardai e poi feci un cenno con la mano verso i due, un saluto quasi militare, un misto tra sfida e nonchalance. Marilena fece lo stesso, un cenno veloce e divertito. Accesi il motore, il rombo del bicilindrico spezzò definitivamente l'imbarazzo altrui. Ripartimmo verso la Riviera lasciandoli lì, impalati, con il sole che scaldava l'asfalto e la promessa che la giornata, una volta spenti i motori, non avrebbe fatto altro che continuare a bruciare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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